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Il nostro primo viaggio in aereo fu … in pullman. Ora, è alquanto difficile scambiare un pullman per un aereo; anzitutto; un pullman non ha le ali. Potrebbe volare solo nel malaugurato caso che l’autista, colto da un colpo di sonno, sbattesse contro il guard-rail e precipitasse nel torrente di sotto, al termine della scarpata. Una cosa, però ce l’hanno in comune, i pullman e gli aerei: entrambi possiedono la scocca esterna in metallo.
Finalmente, eravamo in aereo, a Milano Malpensa e con destinazione Istanbul
“E stai un po’fermo, no?”
“”Ma l’’avranno messo il gas?”
Mio figlio era preoccupato per il gas abituato com’era alla nostra auto, che andava, per lo più, a gas. Dietro di noi, stavano mia moglie e la figlioletta.
Non si lasciò, lui, sfuggire l’occasione di imbrattarmi il borsello e il vestito (l’unico che avevo) con un ottimo –credo- succo di frutta.
“Mi raccomando: non dirlo alla signorina”
“Certo che no” gli risposi.
Nel taxi davanti c‘era lei con i bambini; dietro, in un altro taxi, c’ero io con i bagagli.
Una pioggerella sottile e fredda bagnava la strada, il braccio di mare, alla mia destra, era di un grigio insistente. Una leggera nebbia mi consentiva di distinguere, lontano lontano, i minareti della moschea blu: un’angoscia ijnspiegabile mi stringeva il cuore.